2a Guerra Mondiale 1943-18


Inno Cina 


La caduta del Fascismo




Vittorio Emanuele III, Mussolini e Badoglio, i tre protagonisti dei fatti del 25 luglio 1943. Questa data segnava una svolta decisiva nella storia d'Italia: 
la caduta del Regime fascista, più che ventennale e che pareva ormai deflnitivamente legato all'Italia, e la frattura dell'Asse Roma-Berlino con conseguente crollo della resistenza italiana, ancora viva contro la pressione degli anglo-americani. L'8 settembre fu la logica conseguenza del 25 luglio.

LA CADUTA DEL FASCISMO

L'andamento della guerra sfavorevole dall'autunno 1942 alle Potenze dell'Asse e del Tripartito, cominciava a far sentire i suoi effetti anche sulla situazione politica. In Italia si venivano a formare, soprattutto in talune alte gerarchie militari, correnti d'opinioni sfavorevoli alla prosecuzione della guerra ed alcune perfino tendenti a riforme e mutamenti nel regime interno italiano. Gli ambienti nei quali albergavano queste speranze, più o meno definite e più o meno estremiste, erano sostanzialmente tre: lo Stato Maggiore delle Forze Armate, un gruppo di vecchi uomini politici antifascisti capeggiati dall'ex presidente del Consiglio Ivano Bonomi e la famiglia regnante dei Savoia. Di essi, la fazione di punta, quella che auspicava un rivolgimento più deciso e ne formulava i termini con maggior realismo, era costituita da un gruppo di alti ufficiali, dietro i quali manovrava il Maresciallo Badoglio, bruscamente sostituito nel 1941 da Capo di Stato Maggiore Generale. Capo della congiura il duca Pietro Acquarone, Ministro della Real Casa. Strumenti, più che alleati della complessa trama contro Mussolini, furono alcuni gerarchi fascisti dissidenti che facevano capo a Grandi, Bottai e Ciano. Questi uomini non volevano eliminare il fascismo dalla scena politica italiana, ma intendevano semplicemente sostituirsi a Mussolini (Senise: quando ero Capo della Polizia ». Nel suo ufficio di Presidente della Camera Grandi tenne in tal senso persino delle consultazioni. E' altresì certo che la maggior parte di quelli che nella seduta del Gran Consiglio votarono a favore dell'ordine del giorno Grandi, non intendeva rovesciare Mussolini ma non si rese conto della gravità del voto. Riguardo ai tre promotori, diciamo così « interni » della congiura, va rilevato come essi avessero già patteggiato con la Casa Reale e con i Generali il prezzo della loro ribellione, ma furono tenuti completamente all'oscuro di quanto si andava tramando negli ambienti di corte specie sulla sostituzione di Mussolini con Badoglio. Furono in sostanza abilmente giocati. Il primo atto del dramma fu presentato sulle scene politiche italiane il 24 luglio. Per quel giorno, alle ore 17, veniva indetta a Palazzo Venezia una seduta del Gran Consiglio del Fascismo, postulata dal gruppo Grandi e stabilita da Mussolini dopo qualche esitazione. La seduta del Gran Consiglio si prolungava fino alle 2.30 del mattino e cioè per 10 ore, ed in essa Dino Grandi presentava un ordine del giorno favorevole alla restituzione di tutti i poteri politici e militari a Vittorio Emanuele III ed agli organi costituzionali. Il passo dell'ordine del giorno Grandi che avrebbe offerto al Re con lo stesso aiuto dei fascisti la possibilità di sostituire Mussolini e rovesciare il fascismo, suonava esattamente così: « invita: il Capo del governo a pregare la Maestà del Re, verso la quale si rivolge fedele e fiducioso il cuore dì tutta la Nazione, affinchè egli voglia, per l'onore e la salvezza della Patria, assumere, con l'effettivo comando delle Forze Armate di terra, di mare e dell'Aria, secondo l'articolo 5 dello Statuto del Regno, quella suprema, iniziativa di decisione che le nostre istituzioni a lui attribuiscono e che sono sempre state, in tutta la nostra storia nazionale, il retaggio glorioso della nostra augusta dinastia di Savoia ». A quest'ordine del giorno se ne contrapponeva un'altro di Roberto Farinacci, analogo a quello di Grandi, ed un terzo del Segretario del Partito Nazionale Fascista Scorza, che non mutava sostanzialmente i. rapporti politici esistenti. All'inizio della seduta parlava lungamente Mussolini sulla situazione militare, con particolare riguardo allo scacchiere del Mediterraneo. Ne seguì una vasta discussione. Grandi pronunciò una violenta critica che suscitò un senso di disagio nei membri del Gran Consiglio. Quindi fu passato ai voti l'ordine del giorno Grandi con i seguenti risultati: 19 voti favorevoli, 7 contrari ed uno, quello di Suardo, astenuto. Farinacci aveva votato per il proprio ordine del giorno. 'Mussolini si alzò in piedi e disse: Voi avete provocata la crisi del regime. La seduta è tolta! ». La mattina seguente, il 25 luglio, Mussolini ebbe degli incontri politici e chiese un appuntamento con Vittorio Emanuele III che gli venne fissato per le ore 17 a villa Savoia (Villa Ada). Sullo storico incontro tra Mussolini e Vittorio Emanuele III abbiamo per ora solo quanto riferisce Mussolini nel suo libro « Storia di un anno ». E' possibile che nuovi elementi emergano con la pubblicazione delle « Memorie » del defunto Re. Entrati nel salotto il Re disse a Mussolini che era in < tocchi >, che il voto del Gran Consiglio era stato tremendo e che tutti si attendevano un cambiamento. Mussolini rispose che la decisione era di una gravità estrema e che in quel momento avrebbe significato la capitolazione dell'Italia. All'uscita dall'udienza reale, nel parco di Villa Savoia, Mussolini veniva arrestato da due ufficiali dei carabinieri ed indotto a salire su un'autoambulanza che stazionava nel parco. Nel pomeriggio l'incarico per il nuovo governo veniva affidato al Maresciallo Badoglio e la sera, con il giornale radio delle 22.45 si diffondeva agli italiani ed al mondo la sensazionale notizia. A puro titolo di cronaca va rilevato che la Regina Elena deplorò vivamente che la cattura di Mussolini fosse stata eseguita a Villa Savoia. Essa infatti così si espresse quando apprese la notizia: « Potevano arrestarlo dove e quando volevano, ma non quì. Quì Mussolini era nostro ospite. Si sono violate le regole dell'ospitalità regale. Non è bello questo ». Nei giorni seguenti avvenivano nelle principali città d'Italia dimostrazioni di giubilo con relativo abbattimento degli emblemi fascisti. Frattanto il governo Badoglio prendeva alcuni provvedimenti, fra cui lo scioglimento del Partito Nazionale Fascista e degli organi del passato Regime. Il 24 agosto nella pineta di Fregene veniva proditoriamente ucciso per ordine di Badoglio il Tenente Colonnello pilota Ettore Muti, Medaglia d'Oro, sospetto di essere a capo di un complotto per rovesciare il Governo e liberare Mussolini. Frattanto, sul fronte di Sicilia, lo schieramento dell'Asse subiva un nuovo arretramento, abbandonando Cefalù, Leonforte ed Agira. La battaglia continuava furiosa ancora per molti giorni, specie nella Piana di Catania, che veniva poi abbandonata il 5 agosto. Il 7 il comando tedesco decideva di sgomberare la Sicilia. Il 13 le divisioni britanniche ed americane superavano il massiccio dell'Etna e continuavano ad avanzare verso Messina, appoggiando l'avanzamento con sbarchi alle spalle del nostro schieramento. Il 17 agosto 1943, dopo 38 giorni di battaglia, terminava la lotta per la Sicilia. Tutti i reparti ancora efficienti, italiani e germanici, e buona parte dei mezzi, venivano posti in salvo in Calabria. Sul mare, i mezzi d'assalto della Decima, i sommergibili e le unità sottili italiane continuavano a prodigarsi, ottenendo ancora numerosi successi. Nel quadro degli avvenimenti politici dell'agosto 1943 sono da registrare il convegno italo-tedesco di Tarvisio, che avveniva il giorno 16, e quello anglo-americano di Quebec del giorno 17.

Il 25 luglio 1943








All'ordine del giorno Grandi, Farinacci contrapponeva un proprio o.d.g. e Scorza un terzo, che incitava il Paese a rafforzare la resistenza contro il nemico avanzante, e non lasciava adito a nessun mutamento politico. Ma dall'inizio, i tentativi di Farinacci e di Scorza avevano ben poche probabilità di riuscita, poiché la maggioranza dei membri del Gran Consiglio erano già schierati a favore del documento presentato dal conte Grandi. Nelle foto i 28 membri del gran Consiglio partecipanti alla seduta del 24 luglio 1943. Diciannove votarono contro Mussolini e due si astennero.



Dopo molte ore di discussione, iniziava la votazione sull'ordine del giorno Grandi. Votavano a favore: Grandi, Bottai, Federzoni, Ciano, De Vecchi, De Marsico, Albini, Acerbo, Alfieri, Marinelli, Pareschi, De Bono, Rossoni, Bastianini, Bignardi, De Stefani, Gottardi, Balena e Cianetti (quest'ultimo inviò il giorno dopo a Mussolini una lettera di ritrattazione del voto dato a Grandi). Votavano contro: Scorza, Buffarini-Guidi, Galbiati, Biggini, Polverelli, Tringali-Casanova, e Frattari. Farinacci votava a favore del proprio ordine del giorno, Suardo si asteneva. Così aveva termine l'ultima seduta del Gran Consiglio del Fascisino che aveva segnato dopo venti anni anche la fine del fascismo stesso. Nella foto in alto Villa Savoia, detta anche Villa Ada, dove avvenne l'ultimo incontro tra Vittorio Emanuele III e Mussolini e l'arresto di quest'ultimo. Al centro un disegno che illustra la fase cruciale dell'arresto del capo del governo. In basso il duca Pietro Acquarone e il generale CC.RR. Cerica mandanti, il ten. col. CC.RR. Frignani, il capitano CC.RR. Aversa, il questore Morazzini, esecutori dell'arresto di Mussolini che venne fatto salire su una autoambulanza.


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